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Archivio Fotografico delle Immagini della Sardegna

 

 

 

altro interessante capitolo nel campo dell'artigianato sardo e' la lavorazione del legno. Le ultime, splendide cassapanche originali sono contese dagli antiquari: erano di legno massiccio -  castagno,  noce,  rovere - molto spesso dipinto in rosso con il sangue degli agnelli, forse per misteriosa consuetudine rituale, forse piu' semplicemente perche' era il colorante piu' disponibile.

Il disegno di queste cassapanche sembra risalire addirittura all'eta' nuragica. E' infatti tra le rovine di un nuraghe - quello di Lunghenia di Oschiri - che venne rinvenuto un cofanetto in bronzo considerato come prototipo dell'arca sarda, ovviamente in scala piu' piccola.

Come nell'arca, l'apertura e' dall'alto, mentre le quattro facce verticali (il frontone, il retro e le due laterali) sono inquadrate in risalti orizzontali: la struttura  e' dunque identica a quella delle arche di legno, che vengono tenute a un palmo d'altezza da terra su due alari, talvolta fissi e talvolta mobili. Si puo' supporre che quest'ultimo tipo di sostegno sia quello delle origini, quando l'arca doveva essere portata dalla casa della sposa a quella dello sposo e doveva quindi prestarsi agevolmente al carico, allo stivaggio e allo scarico una volta arrivata a destinazione: va aggiunto, in proposito, che lo stesso problema era risolto, allo stesso modo, anche da altri contesti artigianali, come quello tirolese.

La presenza dell'arca nella casa dell'eta' nuragica testimonia  un elevato e raffinato livello di arredamento, quale - per esempio - non si riscontra ancora nella casa romana ai tempi della repubblica. Quanto allo stile della decorazione, si sono fatti accostamenti con quello delle province bizantine, confrontando il cofanetto con il sarcofago di Teodosia a Pavia.

Gia' nelle cronache del Quattrocento si parla di una cassa sardesca e si distingue tra quella plana, cioe' composta da semplici assi piallate, e quella scolpita.

Tipico bene d'uso primario, l'arca era molto spesso costruita in casa, dal padre e dai fratelli della sposa che avevano certamente qualche esperienza di falegnameria (nella antica cultura contadina ognuno doveva saper fare un po' di tutto) ma non si disponevano degli utensili e dell'abilita' specializzata dei falegnami di professione. E' per questo che nelle arche originali conservate nei musei e nelle botteghe degli antiquari si osservano delle imperfezioni, specialmente negli incastri ortogonali tra gli elementi orizzontali e verticali, e cosi' nelle connessioni delle fasce decorative.

Queste ultime, troppo difficili da realizzare in famiglia, erano scolpite da falegnami professionisti che le vendevano a metraggio nelle fiere dei paesi, ed erano successivamente applicate sull'arca: di solito ripetevano motivi geometrici, ma non ne mancavano anche di piu' elaborate, con uccelli e fiorami.

Il pezzo autentico e' introvabile, o, comunque, ha un costo proibitivo. Ma l'artigiano contemporaneo si e' messo ben presto in condizione di ripetere i modelli dell'antico, conservando fedelmente forme, intagli e decorazioni.

Il legno, oltre agli usi  di uso comune, viene utilizzato per la realizzazione di sedie impagliate, la patria di questa lavorazione e' Assemini, o la creazione di maschere tipiche sono quelle di Mamoiada, chi non conosce le oramai famose maschere barbaricine utilizzate dai mamuthones per la ricorrenza del carnevale un tempo paramento di ancestrali liturgie.

 

Le fotografie mostrate sono state realizzate da PAOLO SANNA che ringraziamo per la sua gentile collaborazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

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