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arlare della lavorazione della ceramica in Sardegna significa ripercorrere gran parte delle vicende di questa terra millenaria, tanto che le origini dell’arte dei “vasai” vengono fatte coincidere con la presenza dei primi abitatori dell’isola. Artigiani ed artisti allo stesso tempo, i ceramisti sardi sono sempre esistiti. Dall’epoca prenuragica ai nostri giorni, in qualsiasi  periodo storico, c’e’ traccia della loro intensa attivita’ che si sviluppa su un unico filo conduttore attraverso i millenni: dai rozzi impasti di argilla, che si fanno risalire a 6-7 mila anni prima di Cristo, agli attuali pezzi unici per l’arredamento della casa, sembra di poter leggere il cammino di un popolo che prima ha prodotto, con semplicita’, per poter soddisfare esigenze primarie, e che poi e’ stato capace di affinare, con eleganza e buon gusto, il proprio lavoro tanto da proporlo con ottimi risultati all’attenzione generale. Oramai non si contano piu’ i premi nazionali attribuiti negli ultimi anni ai ceramisti sardi. Ed e’ in particolare nel centro dell’entroterra cagliaritano, noto come la “Faenza” sarda, che l’arte degli antichi “vasai” si e’ particolarmente sviluppata negli anni. Qui’ numerose botteghe si sono trasformate in autentici laboratori dove tutti i giorni vengono sfornati pezzi unici di gran pregio. Un tempo l’attivita’ era assai piu’ frenetica; ogni nucleo di case aveva i suoi “maestri” ceramisti particolarmente abili nel modellare il caolino e l’argilla, presenti in grandi giacimenti un po’ in tutta l’isola. Si produceva di tutto ma soprattutto per soddisfare le esigenze del fabbisogno familiare, come giare per la conservazione dei cibi e brocche per la conservazione dell’acqua. Cosi’ per secoli e secoli. Contenitore ideale per mantenere l’acqua al fresco, in una regione particolarmente assolata, la brocca – che in qualche modo si rifa’ all’anfora dell’antica civilta’ mediterranea – ha rappresentato a lungo il simbolo piu’ genuino dell’attivita’ dei ceramisti sardi.

L’artigiano della ceramica e’, comunque, ugualmente riuscito a vincere la sfida proposta dalla societa’ dei consumi. Fedeli alle antiche origini ma capaci di inserirsi nelle correnti delle produzioni artistiche piu’ moderne, sfruttando il proprio estro creativo, i ceramisti sardi sono stati capaci di diffondere, oltre i confini regionali, le piu’ autentiche caratteristiche della loro attivita’. E i vecchi “maestri” di quella umile arte paesana, tramandata di padre in figlio, di generazione in generazione, rivivono ancora interpretando un messaggio antico, carico di cultura e di civilta’.

 

Per comprendere meglio l'Artigianto bisogna andare indietro nel tempo, quando la SARDEGNA poteva essere raggiunta con i pochi mezzi a disposizione, quando il turismo non l’aveva ancora scoperta. Ecco che l’artigianato, nato da immutabili necessita’ pratiche e quotidiane era all’opera per soddisfare le esigenze comuni. Le donne intrecciavano la paglia e l’asfodelo per farne ceste e cestini di cui si sarebbero servite nei lavori dei campi e della casa oppure per i loro uomini quando andavano a pescare.

Che uno di quei cestini potesse un giorno raccogliere giornali e riviste in un salotto di Milano o di New York nessuno lo avrebbe mai detto. E che una culla di legno qualcuno addirittura arrivasse a metter delle bottiglie di liquore invece che dei bambini sarebbe passato per sacrilegio, piu’ che per stravaganza. I sardi capirono, che l’artigianato poteva essere un bene da esportare. Tramite strutture locali, ben organizzate e oggi attraverso Internet, ecco che l’immagine dell’artigianato sardo prende forma come un attore alle prime armi ma ben preparato ad affrontare la scena. Tenacia e perseveranza accendono una battaglia che nel tempo e’ stata vinta ed oramai non si contano piu’ fiere e mostre in ogni angolo del mondo accordando consensi sempre piu’ vasti. Chi ama distinguere non ha che da scegliere tra le tessiture, i ricami, i legni, i monili in oro, le famosissime maschere carnevalesche, oggi ricercate per dare un brivido fauve agli architetti d’interni, ma un tempo solenne paramento per ancestrali liturgie. Anche la ceramica ha trovato uno sbocco, soprattutto per la fedelta’ ai modelli originali, un’estetica raffinata, quantunque in apparenza primitiva, dove si riconoscono influssi fenici, greci e romani: va detto, del resto, che l’obbedienza alla tradizione e’ sempre stata un impegno degli alfareros  (questo il nome dei lavoratori della ceramica), tanto che gia’ nel 1692 se ne faceva obbligo preciso negli statuti delle loro corporazioni. Di qui’ le fortune delle antiche fornaci di Oristano, Assemini, Dorgali, Decimomannu etc.

 

 

 

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