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"Le Ceramiche"

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Vecchie immagini di Cagliari

Immagini di una citta' che non c'e' piu' ....

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Cagliari ..un tuffo nel passato

 

 

La periodizzazione tradizionale della storia sarda medioevale passava quasi direttamente dalla “Sardegna bizantina” alla “Sardegna pisana” o alla “Sardegna pisana e genovese”, ignorando la “Sardegna giudicale” o riconducendola ad un periodo di tempo molto ridotto. Tuttavia, da alcuni anni, si sta affermando definitivamente una concezione secondo cui, fino alla loro scomparsa, i giudicati costituirono la base politico istituzionale, vale a dire la spina dorsale, della storia sarda.

La crescente pressione di Pisa e Genova, prima, e l’intervento aragonese-catalano del 1323, poi, rappresentarono il risultato di una lunga evoluzione storica il cui inizio si puo’ collocare ai primi del XI secolo, qundo le due repubbliche marinare aiutarono i giudicati a respingere il tentativo di conquista della Sardegna compiuto dagli Arabi al comando del signore delle Baleari Mugahid, noto nelle fonti italiane come “Museto”. Nel corso di questo lungo arco di secoli, ferma restando la periodizzazione sopra accennata, le influenze esterne sulla Sardegna furono certamente molto forti.

I Pisani agirono soprattutto nei giudicati di Cagliari e di Gallura, mentre i Genovesi condizionarono in prevalenza il giudicato di Torres. L’azione delle due repubbliche marinare nell’isola passo’ attraverso varie fasi e fu caratterizzata da un alternarsi di atti di amicizia, ricatti e matrimoni contratti per ragioni politiche. Inoltre, Pisa e Genova, che consideravano la Sardegna come una base di primaria importanza per i loro traffici nel Mediterraneo, si diedero piu’ volte battaglia e l’esito di questi scontri fece pendere la bilancia a favore, ora dell’uno , ora dell’altro contendente. Sino al 1284, i Pisani ebbero la meglio sugli antagonisti; ma, proprio quell’anno, la situazione si capovolse in seguito alla sconfitta da essi subita nella battaglia navale della Meloria ad opera dei Genovesi che ne approfittarono immediatamente per rinsaldare il loro potere nel Logudoro e nel Comune di Sassari. Tuttavia, in complesso, l’influenza pisana nell’isola fu senz’altro maggiore in quanto piu’ continua e consistente di quella dei Genovesi.

Certamente, attraverso questi differenti canali passavano influenze che possiamo genericamente definire pisane o genovesi; ma non e’ priva di rilievo la diversa natura di queste forze. Per quanto riguarda Pisa, dall’Opera del Duomo all’arcivescovo con i suoi diritti di primazia; dalle grandi famiglie aristocratiche, come i Gherardesca, i Visconti, i  Capraia, alle famiglie nobili, come i Sismondi, i Gualandi, i  Ripafratta, i Lanfranchi; dalle piu’ importanti famiglie dell’oligarchia mercatile, come gli Agliata, ai mercanti minori; dagli artigiani ai “senza arte” che, nell’isola, andavano a cercare fortuna. Quanto a Genova, oltre al Comune, non possiamo non considerare le potenti famiglie dei Doria, dei Malaspina e degli Spinola.

Intanto, giova osservare che all’inizio della penetrazione economica e delle influenze politiche delle repubbliche marinare sui giudicati, si deve collegare ad un piu’ generale processo di reinserimento della Sardegna, oramai staccate da Bisanzio, nella cristianita’ occidentale. I monaci di Montecassino, di S. Vittore di Marsiglia, di Camaldoli e di Vallombrosa portano nell’isola la riforma gregoriana e la volonta’ di un piu’ intenso sfruttamento della terra, costituendo nel contempo uno strumento delle interferenze pontificie e, talora, un ostacolo alle mire pisane e genovesi. Peraltro, nella prima fase, e’ proprio attraverso le concessioni fatte a enti ecclesiastici e famiglie illustri delle due citta’ marittime che i giudici manifestano la loro gratitudine per il sostegno ricevuto contro nemici interni ed esterni. Sia i Pisani come i Genovesi ottengono vaste proprieta’, dette “donnicalie”, fornite di immunita’ fiscali ed utilizzate come centri di raccolta e di speculazione commerciale. In certi casi, le “donnicalie” rappresentarono il punto di partenza per ulteriori ingrandimenti che si trasformarono in veri e propri feudi come la curatoria di Caput Abbas, in mano alla famiglia genovese dei Doria, posta al confine tra il giudicato di Torres ed il giudicato d’Arborea.

Nello stesso periodo i Pisani manifestavano il carattere commerciale ottenendo l’esenzione dal “toloneo” (l’imposta sulle merci) e altri privilegi mercantili. Uno di questi, conservato a Pisa, databile tra il 1080 ed il 1085 e scritto in logudorese, contiene la concessione relativa al giudicato di Torres. Il documento fa piu’ volte riferimento all’amicizia come motivo della concessione; certo quest’amicizia diverra’ col tempo alquanto invadente anche per le discordie interne ai giudicati ed alle famiglie giudicali. Se leggiamo il privilegio concesso dal giudice di Cagliari, Torbeno, ai Pisani nel 1103, redatto in latino, in cui sono esentati dal “toloneo” invernale ed estivo e da quello speciale sul sale, troviamo si’ ancora la formula dell’amicizia ma anche, esplicitamente dichiarato, lo scopo che i beneficiari non attacchino lui o il suo regno.  La verita’ e’ che Torbeno agiva come giudice di fatto o come usurpatore; pertanto, data la debolezza della sua posizione, fu costretto  venire a patti con i Pisani.

L’influenza di Pisa e Genova determino’ anche un altro importante fenomeno: la nascita delle citta’. Citta’ nel senso medioevale del termine, con una popolazione commerciale e artigianale, capaci d’inquadrare il territorio circostante sotto il duplice profilo istituzionale e mercantile. Possiamo attribuire a forze locali il sorgere di Oristano e S. Igia, capitali dei giudicati di Arborea e Cagliari, ma e’ probabile che l’insediamento di forti nuclei pisani e genovesi ne accelerasse lo sviluppo quantitativo e, soprattutto, la piena assunzione di tutte le forme urbane. La documentazione e’, tuttora, molto scarsa.

Castel di Castro (vale a dire Cagliari - Castello) nacque, invece, nei primi decenni del Duecento per iniziativa pisanana e, pur nel suo rapido sviluppo, rimase una citta’ esclusivamente pisana quanto a popolazione, costumi ed istituzioni. Presto, intorno al Castello, si formarono i centri del porto (Lapola), di Stampace e Villanova, caratterizzati da aggregati umani piu’ compositi ma pur sempre controllati da Pisa.

 

 Ruderi del castello dell'Acquafredda edificato nel Duecento nei pressi di Siliqua

 

Nondimeno, Pisa fu ad un passo dal perdere Cagliari ed ogni influenza sul giudicato. Cio’ avvenne quando il giudice Chiano, appartenente alla discendenza dei marchesi di Massa (un ramo della stirpe degli Obertenghi), nel tentativo di liberarsi dalla soffocante pressione politica esercitata dalla citta’ dell’Arno, si alleo’ strettamente a Genova. La reazione pisana fu immediata e vittoriosa. Nel 1258, il giudicato di Cagliari venne spartito tra le famiglie nobili dei Donoratico, dei Capraia e dei Visconti, gia’ insediate su altri troni giudicali o, comunque, con forti interessi nell’isola; mentre la Cagliari-citta’ ed il territorio immeditamente circostante passarono, sebbene con una certa autonomia amministrativa, sotto il diretto controllo del Comune toscano.

Villa di Chiesa (l’odierna Iglesias) fu l’effetto della saggia politica del conte Ugolino della Gherardesca il quale, in seguito alla valorizzazione dei giacimenti minerari e ad un’accorta politica di popolamento, nel giro di pochi anni, trasformo’ un piccolo borgo in una citta’ di rilevanti dimensioni, con caretteristiche eterogenee e una percentuale di Sardi abbastanza consistente. Allorche’ Ugolino perse, tra il 1288 ed i primi del 1289, la signoria di Pisa e la vita (chi non conosce il tragico racconto dantesco?), i figli Guelfo e Lotto, avvicinatisi a Genova, si ribellarono e condussero una sfortunata guerra contro il giudice di  Arborea e le forze pisane. Nel 1303, Villa di Chiesa (ora Iglesias) passo’ sotto il diretto dominio del Comune pisano con autonomie amministrative e giudiziarie.

Sassari nacque, invece, dall’incontro tra iniziative di elementi locali e di mercanti pisani. Essa, dunque, rappresento’ un caso abbastanza eccezionale che deve far riflettere coloro i quali escludono l’esistenza di un ceto mercantile sardo, seppure di respiro e consistenza limitati. Ai Pisani risale anche la rinascita di Olbia col nome di Terranova; mentre i Doria diedero vita ad Alghero e Castelgenovese (oggi Castelsardo) ed i Malaspina favorirono la ricostruzione di Bosa.

Il processo di urbanizzazione si collega all’inserimento della Sardegna nel circuito commerciale del Mediterraneo. Il commercio tra l’isola ed il continente si puo’ riassumere secondo lo schema classico dell’interscambio tra le aree dipendenti e le aree egemoni, tra le aree sottosviluppate e le eree evolute; in effetti, la Sardegna poteva esportare materie prime legate alle attivita’ agropastorali ed importava manufatti di ogni genere. Forse mai come all’inizio del Trecento, Cagliari, Oristano e Sassari ed altre citta’ minori si troveranno integrate e non isolate rispetto all’economia mediterranea.

Anche sul terreno degli apporti di tipo culturale, i temi da approfondire sono molti. In campo religioso; o in campo giuridico per spiegare certi tratti romanistici individuati nella Carta de Logu d’Arborea che, in generale, presenta vari elementi di novita’ rispetto ai frammenti della piu’ antica Carta de Logu cagliaritana recentemente ritrovati nell’Archivio della Corona d’Aragona a Barcellona.

Accanto a questi aspetti, evidentemente meno interessanti e visibili per i non specialisti, sta la grande eredita’ artistica, specie architettonica, che colpisce il visitatore un po’ attento.

Limitandoci agli edifici religiosi piu’ importanti, dobbiamo menzionare la basilica di S. Gavino a Portotorres, la chiesa giudicale di S. Maria di Ardara, le chiese monastiche di S. Nicolo’ di Trullas, della S. Trinita’ di Saccargia, di S. Michele di Plaiano; oltre alle cattedrali di S. Giusta, S. Pietro di Sorres ed a quelle (in seguito notevolmente modificate) di Cagliari, Oristano ed Iglesias. L’edilizia civile ci offre, al contrario, pochi resti; anche se, quando camminiamo nelle strade del Castello o del centro medioevale di Sassari e Iglesias, ci muoviamo in un impianto urbanistico che e’ ancora, quasi completamente, quello del periodo pisano. All’influsso pisano vanno riportati anche i castelli, putroppo oggi quasi sempre in pessime condizioni, e per i quali sarebbero necessari un’indagine archeologica sistematica ed un programma d’intervento allo scopo di salvare il salvabile. Dal “libellus iudicum turritanorum” sappiamo che il castello del Goceano (Burgos) venne edificato dal giudice Gonario di Torres vissuto a Pisa negli anni della fanciullezza e della giovinezza; e, dall’esperienza continentale, egli trasse l’idea di costruire quel maniero come fulcro del suo contestato potere. Ai Donoratico sono legati i due castelli dell’Acquafredda (Siliqua), di Gioiosaguardia (Villamassargia) e di Iglesias, detto di S. Guantino; inoltre risale all’iniziativa del Comune di Pisa l’imponente sistema difensivo di Cagliari nel cui ambito spiccano le maestose torri dell’Elefante e di S. Pancrazio erette ai primi del XIV secolo.

La presenza pisana ebbe termine con l’arrivo degli Aragonesi  che, dopo aver conquistato Villa di Chiesa (oggi Iglesias) e Cagliari tra il 1324 ed il 1326, in prosieguo di tempo estesero il loro dominio a tutta l’isola. Eguale sorte subirono i Genovesi che, con le armi, tentarono piu’ volte di contrastare gli aragonesi nel settentrione della Sardegna. Fu tutto inutile: perderanno il Logudoro, Alghero e Sassari, mentre Castelgenovese (Castelsardo) rimarra’ ai Doria ma come feudo concessogli dai conquistatori iberici..

 

 

 

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