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"Le Ceramiche"

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Vecchie immagini di Cagliari

Immagini di una citta' che non c'e' piu' ....

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Cagliari ..un tuffo nel passato

 

 

Dal periodo della dominazione spagnola, i majolus rappresentavano una componente sociale caratteristica non solo di Cagliari ma anche delle alte citta' dell'isola. Si trattava di contadinelli poveri che lasciavano il paese e si stabilivano presso conventi o presso qualche famiglia benestante, in genere nobile, per tentare la via dello studio e conquistarsi una posizione che, nel loro villaggio, non avrebbero potuto raggiungere: ed in cambio di quest'apertura verso un decoroso avvenire si adattavano a prestare alcuni servizi domestici.

La parola "majolu" e' oggi ancora in uso in citta' ma con un valore semantico che, pur discendendo da quello originario, ne ha perso la chiara memoria. Si dice majolu per indicare una persona rozza e dal tratto paesano, oppure vestita in maniera del tutto lontana dai canoni del buon gusto e dalla misura in fatto di accordo di colori. Ma i veri majolus erano qualcosa di piu' e di diverso e la loro presenza colpiva i "forestieri" italiani e stranieri che visitavano la Sardegna. Tra i servizi disimpegnati dal majolu rientravano il recapito delle missive e la spesa; per cui, come racconta John Warre Tyndale nella sua opera The Island of Sardinia del 1849, poteva capitare di trovare per strada uno studente di filosofia con un mazzo di verdure o uno studente di lettere, armato di ramazza, intento a scopare l'ingresso della casa padronale. Altri servizi consistevano nella sorveglianza dei bambini e, talvolta, nell'accompagnare i padroni di casa a teatro o in visita.

Per queste prestazioni i "servetti-studenti" non ricevevano alcuna ricompensa in denaro ma avevano vitto ed alloggio gratuiti e, sebbene tenuti a debita distanza, non erano considerati alla stregua di servi comuni; tanto che per la legge il furto commesso da un majolu era diverso da quello di un servo comune. I majolu avevano la possibilita' di frequentare le scuole, studiare a casa ed impartire lezioni private onde ricavarne un piccolo guadagno. Durante le scuole secondarie mantenevano gli abiti paesani ma, giunti all'universita', indossavano gli abiti in uso a Cagliari e, talvolta, assumevano la funzione del pedagogo presso la famiglia che li ospitava.

 

 

 Il "majolu" in una tavola della raccolta Luzzietti

 

Dopo il pregone del vicere' don Gabriele De Launay del 20 maggio 1845, benche' formulato in termini generici ma di fatto ben chiari, i risultati furono inferiori alle aspettative e i majolus continuarono a venire, sebbene in numero inferiore.

L'attenuarsi del fenomeno dei majolus avvenne lentamente e non in forza di pregoni o decreti di espulsione: come loro, col tempo spariranno "is picciocus de crobi", "is bastaxius", "is feminas de comandu" e "is serbidoras". Rari e confusi nella popolazione cittadina in crescita, i majolus durarono sino ai primi del Novecento. Poi scomparvero del tutto, schiacciati dall'inesorabile evolversi della societa' per cui certi servizi persero ogni diritto d'esistere: non piu' i "servetti"a far la spesa, piche' al mercato si comincio' ad andare in tram o in macchina; non piu' missive tra una casa e l'altra, perche' si diffuse il telefono; non piu' lanterne la notte, perche' piano piano tutte le strade vennero illuminate a giorno. Ma ad "uccidere" definitivamente i majolus furono soprattutto l'apertura delle scuole anche nei centri minori ed il prgressivo intensificarsi dei mezzi di comunicazione che trasformo' i "servetti-studenti" in pendolari.

Oggi, a Cagliari, sebbene ignorato, c'e' forse ancora qualche majolu. Ma, sicuramente, non soffre di complessi d'inferiorita' e, se vale, puo' arrivare dove vuole.

Come, del resto, e' giusto che sia..

 

 

 

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