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ARTIGIANATO

 

"Le Ceramiche"

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Vecchie immagini di Cagliari

Immagini di una citta' che non c'e' piu' ....

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Cagliari ..un tuffo nel passato

 

 

Costruito con solido legno legno in un ampio spiazzo all'angolo tra via Roma ed il largo Carlo felice (dove, oggi, si trova la Rinascente), nonostante la pretesa di eleganza e la monumentale grandiosita', venne subito battezzato su barracconi dal fantasioso popolino. La terrazzina, sorretta da quattro colonne di ghisa color grigio-verde fuse nelle Officine Chicca-Salvolini, caratterizzava l'antingresso in perfetto stile liberty, chiamato scherzosamente sa barandiglia dagli spettatori sottoposti al supplizio della lunga fila per la conquista del sospirato biglietto d'ingresso. Per entrare nel "tempio della felicita'", bastava pagare 20 centesimi (di vecchie lire) ai primi posti, 10 ai secondi, 5 ai terzi, e ddu soddus (due soldi) militari e ragazzi. A dimostrazione che il primo padrone, il tunisino Nunez, non era affatto figlio degli Dei, ma della legge ferrea chiamata libera iniziativa. Avendo intrapreso una crociera nel Mediterraneo, monsieur Nunez venne convinto a tentare l'avventura del "primo cinematografo su base industriale" nella sconosciuta isola di Sardegna da un simpatico compagno di viaggio, il commerciante Sa Costa Teobaldo Disegni. Il ricco tunisino resto' affascinato dall'idea dichiarandosi pronto ad investitire, proprio a Cagliari, parte dei suoi capitali. Sbarcato in citta', profitto' della liberta' concessagli da una solida fortuna (almeno cosi' si andava dicendo in giro) per esercitare il suo talento sulla "vela incantata", come veniva chiamato il lenzuolo dove si proiettavano le ombre dei primissimi film muti a soggetto originale. Quando l'11 aprile 1906 il "Reale" (questo il primo altisonante nome de Su baracconi) si inauguro' con <<23 proiezioni animate riproducenti episodi della vita e della passione di Nostro Signore Gesu' Cristo, al suono di un organo benedetto>>, il pubblico non manco' di esprimere il suo "oh!" di meraviglia. Un tripudio della mondanita', ma anche una gioiosa festa di popolo e un doveroso omaggio da parte dei cinofili ante-litteram alla <<prodigiosa invenzione dei fratelli Lumiere>> ed allo stesso <<elegante locale capace di assicurare vita duratura all'arte delle filme>>. In anni precedenti ci furono altre proiezioni cinematografiche, all'Elvetique' grazie al Kinotoscopio apparecchio dovuto al genio di Edison. Dopo l'episodio del dicembre 1903, in cui, forse per autocombustione, s'incendio' un rotolo per cinematografo causando numerosi feriti, al Teatro Civico di Cagliari furono vietate, dalle autorita' municipali, per tempo perpetuo, ogni genere di spettacolo con pellicola infiammabile. Altre sale e salette, sorsero numerose, primeggiavano il "Politeama Carboni" di piazza del Carmine, e l'"Eden", sotto il palazzo Vivanet, riadattato con pretese signorili ed esclusive a chiusura di una fortunata parentesi di cafe'-chantan.

Certo il "Reale" vantava tutt'altre dimensioni, dal capolavoro di un impresario dalle vedute modernissime, con acuto senso della realta'. Quel locale alla portata di tutte le borse attirava, infatti, ogni sera, almeno tremila persone con artifici e la messa in scena dei suoi serial popolarissimi.

Il "bel gingillo" a Nunez era costato parecchio. Centomila lire sonanti, calcolando gli imprevisti. Eppure il tunisino continuava a non badare a spese. Tanto e' vero che ne stava costruendo un altro simile ad Iglesias. Poteva, quindi, continuare a far tranquillamente la vita da gran signore. Due carrozze, parecchi cavalli, un cocchiere di colore, un appartamento al palazzo Vivanet, una villa sulla costa ligure per le vacanze estive. Dopo i primi entusiasmi, dovuto alla novita', la gente smise di interessarsi ai filmetti proiettati nel baraccone Nunez, il pubblico dopo la visione di alcune pellicole si riteneva soddisfatto e non tornava piu' a vedere le immagini animate.

 

 Una immagine del cinema, dove oggi si trova il palazzo della Rinascente

 

 D'altro canto, is de nosus (le persone abbienti) non volevano mischiarsi a sa gentixedda (il popolino), preferendo di gran lunga il piu' intimo e costoso "Eden Theatre". Il fiasco clamoroso e la montagna di debiti portarono Nunez a passare di mano l'avveneristico cinematografo all'intraprendente Vincenzo Mazza, napoletano, dotato di spiccato ingegno negli affari e grazie alla sua oculata gestione familiare (la moglie alla cassa, i figli Jago al servizio di sala, Nino alla cabina di proiezione e Osvaldo a segai is billettus (al taglio dei biglietti all'ingresso) il "Reale" si trasformo' nell'"Iris" su primissimu barracconi de Casteddu (il migliore cinema di Cagliari). L'Iris, amministrato dalla famiglia Mazza con estrema attenzione alle mutevoli richieste del pubblico popolare, prospero' sino all'avvento del cinema sonoro. Pronube Maciste, la forza buona, su sballarori (il virile, forse e' la traduzione piu' appropriata), per eccellenza, con un immenso successo di pubblico che fu allegramente storpiato in Margistu.

<<Lassa chi arribara Margistu e ti poniri a postu, tarreccracara s'ossera>> (se arriva Maciste ti mette a posto spaccandoti le ossa ( piu' o meno)): era l'uscita immancabile del debole il quale non si trovava in grado, causa il fisico gracilino, di competere col robusto avversario. Una definizione come questa poteva facilmente condurre il pensiero popolare a collegare immagini differenti all'idea di protezione ad opera di un gigante benevolo sempre pronto a soccorrere gli infelici, a fare il bene, a schiacciare il male. Ebbene cio' e' quanto significo' nel linguaggio comune di bastascius de portu (portuale), piscadoris de istani (         ), piccioccheddus de crobi (ragazzini che trasportavano su una cesta la spesa fatta al mercato), tutta l'anonima folla dei diseredati che in Margistu vedevano il simbolo della forza e del coraggio. Bartolomeo Pagano, in arte Maciste, gia' scaricatore del porto di Genova divenne cosi' famoso da ottenere il consenso della povera gente, tant'e' che approdando al porto di Cagliari, per tornare un momento all'antico mestiere, caricandosi unu saccu cun centucinquanta chilus de craboni (un sacco di centocinquanta chili di carbone) ebbe la meglio sull'avversario indigeno, Perdigoni, chi si fiara ammoddiau de gambas cun d'unu saccu de solu centu chilus appizzus de sa schina (che gli si affievolirono le gambe caricandosi sulla schiena un sacco di solo cento chili) fu portato in trionfo.

Quando l'Iris cadde sotto I colpi di piccone, la vecchia Cagliari moriva, e sorgeva la nuova Cagliari in una augurale luminosita' di sole e di azzurro. Ai suoi tempi aveva dispensato mille emozioni e aperto le menti alla conoscenza. Perche', bisognava pur riconoscerlo, quando l'analfabetismo raggiungeva percentuali paurose, su barracconi fungeva da scuola popolare aperta a tutti, era una porta verso la futura emancipazione.

 

 

 

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