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I l 30 giugno 1409, Martino il Giovane, re di Sicilia ed erede al trono d'Aragona, sconfisse, dopo dura battaglia combattuta nei pressi di Sanluri, l'esercito arborense guidato dal giudice Guglielmo III, visconte di Narbona, e sottomise l'isola al dominio catalano-aragonese. Mentre festeggiava la vittoria, tuttavia, il re <<fu colpito da febbre alta e quando il 21 di luglio parve guarito...>>, alcuni cavalieri del seguito, <<...credendolo convalescente e volendo fargli piacere, gli condussero una donzella di Sanluri, bellissima, per la quale, essendo il giovane re molto propenso al vizio, perse la vita...>>
Così il cronista catalano Jeronimo ZURITA racconta negli Anales de Aragòn il trionfo del giovane Martino e la sua prematura scomparsa, avvenuta il 25 luglio 1409 nel Castello di Cagliari, per gli eccessi d'amore con la misteriosa fanciulla sarda.
Lo ZURITA nella sua opera commenta e fa propria una vecchia tradizione popolare, meglio nota come "la leggenda della bella di Sanluri", smentita in parte nella seconda metaà del secolo scorso, quando, grazie al reperimento di vari documenti, si stabilì che in realtà Martino il Giovane morì improvvisamente colpito dalla terribile fiebre pestilencial, cioè la malaria all'epoca diffusissima in Sardegna. Nell'immaginario collettivo, invece, aveva trovato facilmente credito il mito di questa semplice ma avvenente fanciulla isolana che, meglio di Agatuccia Pesci e Tarsia Rizzari, le due concubine amate in Sicilia dal giovane sovrano, seppe travolgere ed uccidere per grande abuso d'amore l'impetuoso Martino. Dalla leggenda la "bella di Sanluri" entrò a grandi passi nella storia e fu considerata l'unica causa della morte del re. Infatti, nel corso dell'Ottocento, non solo illustri storici isolani, quali Pasquale TOLA e Giuseppe MANNO, ma anche molti altri studiosi catalani, la descrissero come " la nuova GIUDITTA per il popolo sardo".
Anche il cronista Martì d'Alpartil, nella sua Chronica actitatorum, scrisse che <<...il re fu contagiato dalla pessima aria della Sardegna ma, reputando che fosse guarito e conoscendo la sua attitudine alla lussuria, gli condussero una fanciulla sarda di Sanluri, particolarmente bella, con la quale ebbe tanto sollazzo da giungere alla morte...>>. Come già detto, però negli anni Cinquanta del secolo appena trascorso, numerosi documenti inediti reperiti presso l'Archivio della Corona d'Aragona di Barcellona hanno portato un chiarimento sulla fine del re ed orientato la storiografia recente verso una più concreta interpretazione. Grazie ad alcune lettere indirizzate al figlio dal sovrano Martino il Vecchio si intuisce che il giovane era di salute cagionevole e poso adatto, quindi, a sopportare il duro clima della Sardegna, soprattutto nel periodo estivo. Nel contenuto dell'epistola, datata 22 luglio e precedente di pochi giorni la morte del figlio, il vecchio sovrano, sottolineava l'opportunita' di vigilare il comportamento di Martino e nella stessa missiva si congedava con un'espressione benaugurale <<... sia fatto questo per un favorevole futuro...>> che, visti gli eventi successivi, assume un sapore quasi profetico.
Della ragazza, definita hermosisima nei documenti catalo-aragonesi, non si ha nè un ritratto nè una descrizione fisica. Intoro a questa figura femminile, testimone dell'ingloriosa fine del giovane re, si creò così una romantica melanconica fiaba, destinata nei
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