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"Le Ceramiche"

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Cagliari ..un tuffo nel passato

 

 

Industria Molitoria

Ripercorrendo il cammino dell'antica industria di Cagliari abbiamo così scoperto che la sala del Teatro Massimo dove ha suonato Arthur Rubinstein, hanno recitato Paolo Stoppa e Arnoldo Foà, si sono date decine di opere liriche e centinaia di films di successo, nell'ultimo trentennio dell"800, ospitava i macchinari di un attrezzatissimo molino considerato tra i maggiori d'Italia: il Molino dell'Annunziata impiantato da Luigi Merello, un imprenditore di origine ligure che è la figura più prestigiosa dell'industria cagliaritana del passato.  Uomo di eccezionale ingegno, dispiegò la propria attività in diversi campi, ottenendo sempre grandi successi: oltre al Molino dell'Annnunziata, nel 1898 introdusse a Cagliari i tram a vapore, creò altri due molini a La Spezia, gestì le tonnare di Carloforte, ebbe concessioni minerarie ad Iglesias e fondò il Banco di Chiavari e il Banco Solla & Deplano a Cagliari; si interessò anche di politica, venendo eletto deputato nella circoscrizione di Lanusei, e trovò il tempo per le opere filantropiche: l'Istituto Elioterapico di Bergeggi per la cura della tubercolosi infantile porta, infatti, il suo nome.

Dopo aver vissuto per qualche tempo a Sassari, Luigi Merello si trasferì a Cagliari nel 1868 per seguire un'impresa specializzata nella fornitura di generi alimentari alle comunità che aveva ereditato dal suocero.  L'idea di creare il molino nacque dalla semplice osservazione che in Sardegna non si produceva grano tenero e che, quindi, si doveva panificare con la semola ottenuta dal grano duro.  Per sottrarre l'Isola a questa servitù l'unica strada da seguire era quella di creare un efficiente impianto per la produzione della farina attraverso la macinazione dei grani teneri acquistati oltremare.

L'impianto sorge nel 1879 nella zona dell'Annunziata che allora era totalmente disabitata e frequentata soltanto dai pastori che vi portavano le loro greggi al pascolo: l’attuale Viale Merello altro non era che un lungo canalone che le piogge trasformavano in un ruscello.  La scelta di Luigi Merello cade su un vecchio molino in stato di abbandono; l'industriale lo acquista, lo ristruttura e lo dota della più avanzata tecnologia dell'epoca: laminatoi, pulitrici e buratti sono azionati da una potente motrice a vapore e controllati da tecnici tedeschi di larga esperienza che sovrintendono anche al lavoro di alcune decine di operai.

Nell'impianto dell'Annunziata si macinano sia il grano duro prodotto in Sardegna, da cui si ottengono le semole per i pastifici, sia il grano tenero che si importa in grandi quantitativi dal continente e dall'estero (compresi Russia e Stati Uniti), e da cui si ricava la farina per il pane. La produzione complessiva dei diversi prodotti è molto forte e si aggira sui 100.000 q.li all'anno, destinati in parte al mercato locale e in parte all'esportazione in Sicilia e in alcune citta’ della penisola.

Il che significa che, per merito di Luigi Merello, la Sardegna, nel giro di pochi anni, da importatrice, divenne addirittura esportatrice di farina.  La disponibilità del prodotto permise anche di raggiungere un interessante risultato che allineava la Sardegna coi tempi: l'adozione del pane di grano tenero al posto del tradizionale pane di semola di grano duro.  Il Molino Merello, unicamente agli altri molini cagliaritani di cui parleremo più sotto, stimolò anche un processo evolutivo in seno all'agricoltura sarda, dove la certezza di collocare il raccolto provocò un consistente aumento della produzione di grano duro, allora insufficiente a coprire il fabbisogno, e l'avvio della coltivazione del «tenero» che da noi era totalmente sconosciuto.

Il Molino dell'Annunziata continua a lavorare sino al 1914, quando chiude in conseguenza della crisi determinata dallo scoppio della prima guerra mondiale.  Ma Luigi Merello già dal 1906 si era assicurata la possibilità di continuare a operare nel settore della macinazione: in quell’anno aveva, infatti, acquistato il 15% delle azioni della Società Esercizio Molini che era stata creata dai più grossi industriali italiani del settore e che aveva impiantato un grosso molino a La Plaia.

 

 Luigi Merello maggiore esponente dell'industria cagliaritana dell'Ottocento

 

Col passare degli anni, Merello diventa il più grosso azionista di questa società e, quando nel 1914 decide di chiudere l'Annunziata, trasferisce tutti i macchinari a La Plaia.

In campo molitorio, a Cagliari si fecero passi da gigante: la parte del leone spetta di diritto a Luigi Merello, ma pagine interessanti hanno scritto anche le famiglie Balletto e Costa, di origine genovese, cui risale la paternità di iniziative durate per molti decenni.

La cellula madre del Molino Balletto è un modesto impianto manuale che si trovava nella Marina, dietro il fabbricato del Cinema Olimpia, e che era stato creato da Domenico Balletto verso il 1850: per mezzo di una «mola» trainata da un asinello e più tardi da un cavallo, si macinava il grano duro e si otteneva la semola.  Più tardi alla direzione della piccola azienda subentra Giovanni Balletto che, nel 1880, trasferisce il molino nella Via Maddalena e lo meccanizza, arricchendolo di diversi macchinari, tra cui due laminatoi azionati a vapore. Gli operai sono una decina. La produzione di semola, farina e crusca aumenta notevolmente e viene venduta ai panifici di Cagliari e del circondario.  Intanto, a Giovanni si affianca il figlio maggiore Guglielmo che, dotato di grande dinamismo, contribuisce in maniera determinante a consolidare la posizione dell'azienda.  Soprattutto per suo merito il molino compie nel 1910 un salto di qualità: l'impianto viene spostato in un ampio locale tra il Viale San Pietro e la Via Carloforte e integrato con l'acquisto di nuovissimi macchinari che consentono una produzione di 500 q.li nelle ventiquattr'ore e l'assunzione di nuovo personale. Le semole, la farina e la crusca si vendono ora in tutta la Sardegna.

Il Molino Balletto subisce nuovi ammodernamenti verso il 1925 e conclude la sua vicenda nel 1943 sotto le bombe americane che lo trasformano in un cumulo di macerie.

Il Molino Costa sorge, invece, intorno al 1890 in un locale sito nel Viale San Pietro, di fronte alla Via Caprera.  L'iniziativa è di Emanuele Costa cui si affiancano i figli Giovanni e Giuseppe.

L'impianto, in cui prestavano la loro attività una decina di operai, era meccanizzato e comprendeva alcuni laminatoi, una semolatrice e diverse pulitrici; si macinava il grano duro e la produzione giornaliera oscillava tra 120 e i 150 quintali d semola e crusca vendute a Cagliari e nell'interno dell'Isola.  Ai primi del '900 muore Emanuele e nella direzione del molino entra anche il terzo figlio Virgilio; qualche anno dopo muore Giuseppe e l'azienda muta la ragione sociale in C. & V. F.lli Costa.  Prima della guerra mondiale si aumenta il personale e si comprano le attrezzature per la macinazione dei grani teneri: in tal modo, oltre alla semola per i pastifici, si comincia a produrre anche la farina per il pane venduta ai forni.  Nel 1929-'30, infine, il molino subisce una radicale trasformazione: passa in un edificio a sei piani tra la Via Roma e il Viale Trieste e viene completamente automatizzato; la produzione sale così ad oltre 400 q.li giornalieri..

 

 

 

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