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"Le Ceramiche"

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Cagliari ..un tuffo nel passato

 

 

Piazza Yenne: uno spicchio di paese nel cuore della citta’. La sua nascita fu casuale in quanto legata all’erezione, sotto forma di obelisco, della prima pietra miliare della “Carlo Felice”, la principale arteria dell’isola destinata a unire Cagliari con Portotorres. La realizzazione del monumento, voluto dal vicere’ marchese Ettore Veuillet d’Yenne, comporto’ l’abbattimento di un certo numero di casupole, poste nella parte bassa del quartiere di Stampace, di fronte all’imboccatura dell’attuale largo Carlo Felice, adibite ad attivita’ artigianali e commerciali. In seguito alle demolizioni venne formandosi una spianata rettangolare di settanta metri per cinquanta, disegnata dall’ingegnere del genio militare Federico Cerutti. La cerimonia inaugurale della pietra miliare si svolse il 6 aprile 1822; e, lo stesso giorno, la nuova piazza venne solennemente intitolata al Sovrano in carica Carlo Felice. La dedica al marchese d’Yenne seguira’ nella seconda meta’ del secolo. Comincia cosi’ la storia di questo luogo di Cagliari che, nei decenni successivi, in seguito al dilatarsi dell’ordito urbano verso il mare, avrebbe assunto la funzione di centro ideale della citta’, cerniera tra la parte antica e quella moderna scaturita dalle indicazioni contenute nel piano regolatore elaborato da Gaetano Cima nel 1861. Oggi piazza Yenne si presenta come testa di un grande slargo che parte ai piedi del Castello ed arriva al porto; ma, nel terzo decennio dell’Ottocento, piazza S. Carlo, sua diretta antenata, risulta incassata tra la poderosa mole del bastione del Balice, il bastione di S. Francesco e la Porta Stampace, o dell’Angelo, aperta all’inizio della Costa (l’odierna via Manno). Il sistema delle fortificazioni condiziona, dunque, lo sviluppo della piazza ed impedisce la costruzione attorno ad essa dei fabbricati ben allineati che gli ingegneri piemontesi hanno ideato sulla base del profilo architetturale di Torino. Insomma, per abbellire il sito si deve fare i conti con le servitu’ militari ereditate dai secoli andati. Inoltre, occorre eliminare la forte pendenza originaria che fa della piazza una sorta di scivolo; da qui l’edificazione, lungo il suo lato inferiore, di un muro, che si congiunge con Porta Stampace, e la trasforma in un’isola pedonale cui e’ possibile accedere solo attraverso una breve gradinata posta a due passi dall’obelisco. Ma la novita’ dura pochi anni. Secondo i commercianti, impedendo il passaggio dei carri, il muro blocca l’approvvigionamento delle merci alle botteghe della piazza; il sindaco di Stampace pone l’accento sulle difficolta’ incontrate dalla processione di S. Efisio; le autorita’ militari sostengono che quel terrapieno favorisce l’avvicinamento a Porta Stampace di un eventuale nemico. Le proteste finiscono per prevalere ed il muro viene rimosso. Quanto alla pendenza, si provvede con la costruzione d’una massicciata cui, oltre a numerosi scalpellini, prendono parte anche i forzati dei bagni penali. Intanto le fortificazioni incombono e strozzano la piazza. Negli anni 1833-’35, l’ingegnere militare D’Alberti pensa di risolvere il problema con la parziale demolizione del bastione di S. Francesco e la ristrutturazione di Porta Stampace da inserire in un porticato che ospiti botteghe artigiane. Sulla Porta sarebbe stata anche sistemata una statua in bronzo di Carlo Felice fusa per essere collocata nello scalone del palazzo viceregio e che, nel 1829, giace inutilizzata. Ma i tempi non sono ancora maturi ed il progetto langue. Le idee di ampliamento si riffacciano con prepotenza nei decenni seguenti quando, previa demolizione delle fortificazioni della Marina che non assolvono piu’ ad alcuna funzione di difesa, si programma l’apertura di un’ampia strada collegata a piazza Yenne e dove trovi razionale ubicazione il mercato. Per fare spazio al largo Carlo Felice, questo il nome della nuova via, entra in azione il piccone che rimuove la cortina muraria sul lato occidentale della Marina ed il bastione di S. Francesco, principale ostacolo all’allargamento di piazza Yenne. Cosicche’, a lavori ultimati, quest’ultimo offre un colpo d’occhio radicalmente diverso: al rettangolo originario si e’ aggiunta una vasta area sovrastata dal monumento su cui campeggia la statua di Carlo Felice che, finalmente, ha trovato il modo d’essere valorizzata. Con questa configurazione, la piazza S. Carlo acquista quel ruolo di baricentro cui abbiamo gia’ fatto cenno: dietro, il Castello con le sedi del potere politico e amministrativo; davanti, il mercato, la stazione ferroviaria e il porto; ai lati, la zona commerciale di via Manno ed il corso Vittorio Emanuele che, nei giorni festivi, accoglie il passeggio della buona societa’. La piazza viene cosi’ promossa al rango di cuore della citta’: una Cagliari provinciale e tranquilla dove la vita scorre sonnolenta, ravvivata soltanto dagli scoppiettii mondani delle stagioni liriche e dei veglioni di carnevale. Poco alla volta scompaiono le casupole e le bottegucce disposte ai piedi del bastione del Balice e, al loro posto, sorgono palazzi a piu’ piani ispirati ad una modesta eleganza; una costruzione di buona architettura (casa Rossi Pipia) viene innalzata all’angolo con via S. Margherita. Insomma, la piazza, nel frattempo ribattezzata con il nome del marchese d’Yenne, si da’ una veste piacevole e richiama popolani e gente del ceto medio che, specie d’estate, attratti anche dalla verdeggiante cornice di alberi, vi si recano per conversare e ascoltare concerti bandistici. Piu’ tardi, nel bordo superiore, compare un pomposo chiosco in stile “liberty” dove si vendono gelati, bibite e liquirizie; lo prendono d’assalto signori in paglietta e signore in gonna lunga e cappellino ma, in special modo, i bambini che alternano la degustazione dei bon-bons ad interminabili quanto ingenui passatempi.

 

 Piazza Yenne, come si presentava nell'Ottocento

 

Nella parte bassa della piazza sferragliano i tram che descrivono volute attorno al monumento con la statua di Carlo Felice. Data la vicinanza di alcune banche e di vari edifici pubblici, la piazza diventa anche un passaggio obbligato per operatori economici e funzionari. Un piccolo arengo dove, giorno dopo giorno, i Cagliaritani danno vita ad una commedia intessuta di atti usuali e ripetuti all’infinito. Nel 1939, su piazza Yenne si addensano nubi tempestose. Con l’obiettivo di dare risalto al Castello, l’architetto Salvatore Rattu propone la demolizione di tutte le case addossate ai bastioni lungo il percorso piazza Costituzione, via Spano, piazza Yenne. Ma anche questa intenzione naufraga ed il sito conserva la sua tradizionale fisionomia. A modificarla saranno le bombe del 1943 che devastano la piazza, aprendo voragini ed abbattendo alcuni palazzi nell’ala verso il corso Vittorio Emanuele. Tuttavia, come in passato, anche il 1° Maggio di quell’anno piazza Yenne vede partire S. Efisio che vi passa, in un’atmosfera spettrale, a bordo d’un camioncino ed accompagnato da una manciata di fedeli. Dopo il ciclone, la superficie e’ tutta una maceria su cui, appena scalfita dalle scheggie, svetta ancora la colonna miliare.

Col rientro dallo sfollamento, in piazza Yenne ritorna la vita: crocchi, massaie con la borsa della spesa, vecchi che ammazzano la noia, bambini. Rispetto a prima c’e’ una novita’: il negozio di apparecchiature musicali di Dino Borea diffonde per mezzo d’un altoparlante. Al segnale orario, i presenti tacciono ed ascoltano con religiosa attenzione le notizie dai vari fronti: la guerra, che, in Sardegna, era finita l’8 settembre 1943, continua in Europa come nell’Estremo Oriente. Nell’aprile 1945, un urlo improvviso scuote piazza Yenne: la radio ha appena annunciato la fine del secondo conflitto mondiale. In questo periodo piazza Yenne diventa il fulcro del commercio ambulante che prospera a causa della generale carenza di merci. I venditori vi sistemano i loro banchi e, subito dopo, danno inizio ad una girandola di battute, doppi sensi e frasi ad effetto che richiamano le connette sempre sensibili al fascino dell’affare. Nei primi anni Cinquanta, alla confluenza con il corso Vittorio Emanuele, si tira su un palazzo a nove piani, il piu’ alto che Cagliari avesse mai avuto; e’ il simbolo della rinascita dopo le distruzioni della guerra e riempie d’orgoglio piu’ d’uno. In realta’, l’edificio non rende un buon servizio all’armonia di piazza Yenne; peraltro, conferma che essa e’ ancora il perno della vita economica e sociale. D’altro canto, piazza Yenne ospita anche tutte le piu’ importanti manifestazioni politiche che si svolgono ijn un acceso clima di parte e mobilitano grandi masse di cittadini ansiosi di vivere irripetibili momenti magici, accarezzati dall’oratoria suadente dei vari Nenni, Cocco Ortu, Laconi ed Almirante, E, per chi ama le frivolezze, piazza Yenne mette a disposizione la “Grotta” del caffe’ Marcello che, durante la guerra, era stata un rifugio antiaereo.

Poi, anche questo ciclo si chiude e la piazza comincia a decadere: in citta’ sono sorti altri poli di aggregazione chi si reca nelle banche e negli uffici vicini lo fa di volata. Il rettangolo sotto i ficus beniamina acquista un aspetto squallido: le aiuole sono desolatamente aride e le bancarelle creano un’atmosfera da mercatino rionale. Piazza Yenne e’ sempre la’, a due passi dalla “city”, ma langue in un quotidiano, mediocre tran tran; e, a rilanciarla, non vale l’entusiasmo dei tifosi che, nel 1970, celebrano la promozione del “Cagliari” in serie A paludando la statua di Carlo Felice con gigantesco drappo rossoblu. Gli ultimi anni registrano qualche passo in avanti: costruzione d’un palazzo sulle superstiti macerie di casa Siotto e relativo completamento del lato verso corso Vittorio Emanuele; restauro delle facciate degli edifici all’angolo con via Manno; apertura di negozi con qualche attenzione all’antico. Tuttavia, la vecchia piazza, in quegli anni, non riesce a scrollarsi quel tanto d’aria paesana che le gravava addosso come una cappa di piombo. Alla fine degli anni Novanta, in un’ottica di ristrutturazione del centro storico e di alcune zone cittadine, la piazza viene rivista con la realizzazione di una bella fontana e di una pavimentazione a ciotoli, restituendola ad un rango decisamente piu’ dignitoso. Dove d’estate giovani e turisti fanno capannello nelle gelaterie, che per l’occasione si attrezzano con estensioni esterne (tende) dove ospitare i propri clienti e godere la fresca brezza notturna.

 

 

 

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