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"Le Ceramiche"

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Vecchie immagini di Cagliari

Immagini di una citta' che non c'e' piu' ....

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Cagliari ..un tuffo nel passato

 

 

"Domus et carcer sanctae Restitutae M".

Cosi' si legge in una piccola lastra marmorea collocata nella aprte superiore del paramento, in conci di calcare, che circonda una robusta porta marmorea a due ante. Siamo in Via s. Efisio, nel cuore della citta', nel rione di Stampace a due passi da P.zza Jenne. Recentemente restaurata e riportata allo stato originale per renderla idonea ad essre vititata dal pubblico.

Il grande ipogeo che si apre sotto la chiesa di S. Restituta costituisce di per se' uno spettacolo eccezionale, a pochi metri dal livello stradale rappresenta un motivo di straordinaria suggestione. Una scala in pietra ed ecco la grotta che si allarga in due ampi vani immersi nel silenzio: traffico e rumori sono scomparsi di botto, il mondo dei vivi appare remoto, l'atmosfera e' impregnata di misticismo. Come una catacomba.

Che sia stato, sin dall'antichita', un luogo di preghiera lo si evince dagli altari scavati nella roccia ed un affresco raffigurante S. Giovanni Battista, miracolosamente sopravvissuto alle manomissioni.

La vicenda della grotta di Stampace ruota attorno al culto di S. Restituta, secondo il racconto piu' accreditato, Restituta (madre di Eusebio, futuro Vescovo di Vercelli) nacque a Cagliari e visse in una casa che sorgeva proprio sopra la caverna e dove, diventa cristiana, svolgeva un'intensa attivita' di catechesi. Per questa ragione, sotto Diocleziano, fu rinchiusa nella grotta, incatenata ad una colonna e successivamente martirizzata. Altri ritengono, invece, che si tratti d'una giovane Restituta, martirizzata a TENIZA presso Cartagine, le cui relique vennero portate a Cagliari dai Vescovi ortodossi che i Vandali esiliarono in Sardegna tra il V e VI secolo.

A questo periodo (IV - VI secolo d.c.), risalgono senza dubbio i bassi sedili in pietra disposti a tratti, come zoccolo, alla base delle pareti rocciose e per le cui origini si puo' risalire a manifestazioni nuragiche rimaste nelle abitudini della popolazione. Nello stesso periodo, sarebbero state realizzate le due cappelle scoperte nel Seicento, allorche' si provvide a svuotare la grotta estraendone oltre quattro mila carri di terra. Nel 533 la Sardegna entro' a far parte dell'Impero Romano d'Oriente e, di conseguenza fce propria la cultura bizantina. Si spiega cosi' la diffusione nel suo territorio, del monachesimo rupestre, affermatosi in Cappadocia ad opera di S. Basilio. La chiesa sotterranea continuo' ad esistere anche dopo l'esperienza del monachesimo: fu, infatti, visitata dall'Arcivescovo di Pisa, Federico Visconti, nel giugno del 1263. Nel 1365 compare in un registro della Mensa Arcivescovile di Cagliari. Col tempo, sull'antica chiesa stampacina scese l'oblio tanto che la sua esistenza venne ignorata da tutti gli scrittori del Cinquecento. Se ne riprese a parlare nel Seicento quando ci fu la famosa caccia alle reliquie combattuta dagli Arcivescovi di Cagliari e Sassari.

 

 Una immagine della grotta

 

Il giureconsulto Monserrato Rossello' e il protomedico Salvador Mostallino provvidero ad una ricognizione, allo scopo di ritrovare i sacri resti della Santa. Nle 1607 papa Pio V approvo' la costituzione di una confraternita intitolata alla martire. Cio' valse a rilanciare il culto della Santa ed accendere la fantasia della gente che segui' con vivo interesse i lavori in atto puntualmente registrati in una relazione manoscritta e conservata nell'Archivio Arcivescovile di Cagliari. Le reliquie vennere trasportate nella vicina chiesa di S Anna facendone ritorno dopo l'esecuzione dei lavori in una aurna collocata in un vanetto della cappella tripartita, alle spalle del simulacro della martire. L'edificazione, in superficie, di un altro tempio sopra la caverna venne tra il 1640 ed il 1645 dalla confraternita con il supporto finanziario del Dr. salvador Mostallino disponendo che una fetta delle sue ricchezze venisse destinata a tale opera.  

In seguito, finita la stagione delle reliquie, il culto della Santa si inaridi' devenuto centro di riti di sapore pagano, nella credenza che la Santa proteggesse dal vaiolo, restituisse la fecondita', facesse trovare marito ed arginasse l'inesorabile avanzata dell'eta'.

Divento', durante la seconda guerra mondiale, un rifugio antiaereo ed i Cagliaritani ne riscoprirono la realta'. Dopo la parentesi bellica l'architetto Renato Salinas, Soprintendente ai Beni Culturali, decise d'intervenire per la valorizzazione dell'insigne monumento restituendo al pubblico il fascino dell'ipogeo ed andare col pensiero al martirio di S. Restituta, riattivandone l'attivita' liturgica.

 

 

 

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