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"Le Ceramiche"

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Il lido anni Trenta

Immagini di una citta' che non c'e' piu' ....

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Cagliari ..un tuffo nel passato

 

 

A Cagliari, le "incompiute" sono sempre state all'ordine del giorno.  Anche nel XVII secolo ve ne fu una e, per portarla a termine, il Comune, che aveva promosso la sua realizzazione, si vide costretto a raddoppiare la tassa sul tabacco: da 25 a 50 centesimi la libbra.  L'imposizione colpiva la stragrande maggioranza della popolazione che seguiva la moda di fiutare il tabacco (quella di fumarlo era ancora di là da venire); tuttavia, dovette essere accettata di buon grado in quanto i fondi così ottenuti servivano per completare la chiesa di S. Lucifero, progettata dall'architetto Giovanni Battista Perez e in costruzione, dal 1646, nei pressi della basilica di S. Saturno.  Il tempio venne ultimato nel 1682 e, da quel momento, Cagliari potè onorare adeguatamente quel Lucifero che, vissuto nel IV secolo d.C., era stato vescovo della città ed aveva assunto un ruolo di primo piano come difensore dell'ortodossia cattolica contro l'eresia ariana.  Da allora, sono trascorsi oltre tre secoli e la chiesa continua ad esibire la sua struttura nel quartiere di Villanova, l'unica differenza col passato è che, mentre prima era circondata da orti e vigne, oggi si trova nel bel mezzo di una fungaia di edifici sorti tra via Sonnino, via Grazia Deledda, via S. Eusebio e via S. Lucifero: palazzi grandi e piccoli, la Legione dei Carabinieri, l'Istituto Tecnico "Martini",  il parco delle Rimembranze.

La chiesa fu edificata nell'area dove, nel terzo decennio del Seicento, era stato ritrovato il sepolcro di Lucifero che la voce popolare aveva proclamato santo.  La scoperta di questa tomba s'inquadra nella

notissima vicenda della ricerca delle reliquie dei martiri che caratterizza l'annosa contesa tra le diocesi di Cagliari e Sassari, ciascuna delle quali rivendicava a sè la primazia sulla Sardegna e sulla Corsica.  Ne era scaturita una causa davanti alla Curia Romana dove i due contendenti avevano sostenuto la loro pretesa con tutti i mezzi possibili.  Nel 1614, si puntò ai sacri resti: il primato sarebbe spettato alla diocesi che avesse potuto vantarne un numero maggiore.  A Cagliari, le ricerche iniziarono nella necropoli attorno alla basilica di S. Saturno; in un secondo tempo, furono allargate alla zona circostante dove si rinvennero quattro locali sotterranei, subito considerati come altrettante chiese; qui si trovarono, attestate da chiare iscrizioni, le tombe dei santi Lussorio, Cesello e Camerino e, nel 1623, il sepolcro di S. Lucifero.

A questo punto, i lettori ci consentiranno una breve digressione.  Gli studiosi hanno, finora, ritenuto che, nello stesso sito, sorgesse una chiesa romanica eretta presumibilmente dopo il Mille ed a cui si farebbe riferimento in una bolla del papa Urbano II datata 4 aprile 1095.  Negli ultimi tempi, però, sulla fondatezza di questa tesi sono sorti dei dubbi: stando ai critici, la chiesa esisteva ma deve identificarsi, in tutto o in parte, con citati locali sotterranei.

Sta di fatto che, in seguito al rinvenimento della tomba di S. Lucifero, la sua venerazione crebbe a dismisura e fece nascere il desiderio di edificare un tempio grande e sfarzoso che diventasse l'epicentro della rinnovata devozione; l'amministrazione comunale fece propria l'aspirazione della cittadinanza ed affidò l'incarico della progettazione all'architetto Perez che si accollò un compito non lieve in quanto l'elaborato doveva essere tale da rispettare le memorie storiche del luogo: vale a dire i quattro vani sotterranei appena riportati alla luce.  Il Perez risolse il problema inglobando gli antichi ambienti nel nuovo edificio, grazie all'espediente di sopraelevare il presbiterio ed il coro, e rendendoli agibili mediante l'apertura di accessi laterali.  Il progetto andò regolarmente in porto; anche se, a causa della penuria dei mezzi, la costruzione si protrasse dal 1646 al 1682.  Tuttavia, l'imponenza dell'opera valse a far dimenticare sia il forte ritardo e sia il fatto che il Perez si fosse attenuto ad uno stile ibrido, ignorando quasi del tutto la lezione del barocco oramai in auge dovunque.

In complesso, la chiesa piacque e, pur essendo ubicata lontano dal centro, i Cagliaritani presero a frequentarla con assiduità; il popolo vi accorreva soprattutto il 20 maggio, giorno in cui cadeva la festa del santo, quando i rappresentanti del Comune partecipavano alle cerimonie religiose.  Questa tradizione durerà sino a metà Ottocento, quando la Municipalità cominciò a trascurare il tempio le cui condizioni peggiorarono a tal punto da indurre il canonico Giovani Spano a formulare un'esplicita lamentala nella sua "Guida della città e dintorni di Cagliari" (1861).  L'edificazione del nuovo S. Lucifero corrispose alle aspettative della cittadinanza; peraltro, la distanza dall'ordito urbano comportava il rischio che, a lungo andare, la chiesa diventasse una "cattedrale nel deserto".  Onde evitarlo, il Comune decise di annetterle un collegio per l'educazione dei giovani e, a questo scopo, nel 1693, stipulò una convenzione con i padri del convento di S. Domenico i quali avrebbero dovuto dar vita all'istituto e, contemporaneamente, attivare le funzioni liturgiche.  L'applicazione dell'accordo fu laboriosa: i lavori andarono a rilento ed il collegio entrò in attività molti anni dopo.  Ma, questa volta, le difficoltà non derivavano soltanto dalla burocrazia e dalle ristrettezze finanziarie; ora, bisognava fare i conti con la situazione politica internazionale che si era pericolosamente aggrovigliata a causa della guerra di successione spagnola.

Per la Sardegna fu una specie di terremoto: dopo essere passata dalla Spagna all'Austria, ritornò alla Spagna; poi, nel 1720, andò ai Savoia.  Sebbene indirettamente, il S. Lucifero fu toccato da quegli eventi.  Infatti, nel 1717, quando le navi del cardinale Alberoni bombardarono Cagliari per cacciarne gli Austriaci, i Domenicani abbandonarono la chiesa ed il collegio divenuti improvvisamente insicuri; il loro posto fu preso dai Francescani, evidentemente più coraggiosi, il cui convento di Gesù e Maria, ubicato sul sito dell'odierna Manifattura Tabacchi, era stato seriamente danneggiato dalle stesse cannonate.  Appena tre anni dopo, però, i Francescani dovettero allontanarsi; placatasi la bufera, i Domenicani avevano reclamato i loro diritti, alla luce della convenzione a suo tempo stipulata col Comune, ed erano ritornati nel S. Lucifero.  Nel 1769, si aprì un altro capitolo: il collegio venne soppresso e la chiesa fu affidata ai padri Trinitari provenienti dalla chiesa di S. Bardilio, precedentemente chiamata di S. Maria in Portu Gruttis, e che sorgeva nell'area oggi occupata dal piazzale antistante il cimitero di Bonaria.  I Trinitari arricchirono la chiesa di un fastoso altare barocco, dedicato alla Madonna del Rimedio, e di un bel simulacro della Madonna redentrice degli schiavi, commissionato a Giuseppe Antonio Lonis, lo scultore di Senorbi’ allora all'apice della sua carriera.

 

S. Lucifero, il presbitero con l'alzata con i caratteristici

 

I Trinitari se ne andarono nel 1803, in seguito allo scioglimento del loro ordine.  La chiesa venne chiusa al pubblico; vi si svolgevano soltanto le funzioni religiose dell'Ospizio Carlo Felice che, nel frattempo, per iniziativa di quel Sovrano sabaudo, aveva sostituito il collegio.  Si continuò così sino al 1890, anno in cui ebbe inizio la fase attuale: l'arcivescovo Vincenzo Berchialla eresse il S. Lucifero in parrocchia succursale della chiesa di S. Giacomo e chiamò a reggerla il sacerdote Saturnino Peri.  Con l'obiettivo di favorirne il rilancio come luogo di culto, questi fece bloccare il passaggio che collegava il tempio all'Ospizio.

Ne derivò una lunga controversia giudiziaria tra quest'ultimo ed il Comune (entrambi si consideravano proprietari della chiesa) che il tempo provvide a svuotare di contenuto: il S. Lucifero si affermò come centro di fede e l'Ospizio si trasformò nella Regia Scuola Industriale. A don Peri successero don Michele Costamagna, don Ernesto Dodero, don Federico Loi e don Mosè Farci che, nel 1924, ricevette dell'arcivescovo Ernesto Maria Piovella la nomina a parroco effettivo: in tal modo venne sancito il definitivo distacco dalla chiesa di S. Giacomo.  Don Mosè, che resse la chiesa dal 1920 al 1957, ha lasciato un vivissimo ricordo di sé; sotto la rude scorza da contadino, celava una generosità senza pari che lo rendeva capace di paterne tenerezze specie nei riguardi dei poveri con i quali, tante volte, durante i bombardamenti del 1943 ed il tragico periodo seguente, divise l'ultimo tozzo di pane. Dal 1986, la salma di don Mosè riposa nella "sua" S. Lucifero.  Nel corso dell'ultima guerra, la chiesa subì alcuni danni; i restauri, curati dall'architetto Maria Freddi e seguiti con costante zelo da mons.  Giuseppe Lepori (subentrato, nel 1958, a don Mosè), durarono parecchi anni e si conclusero nel 1971.  Grazie ad essi, la chiesa ha riacquistato la fisionomia conferitale dal Perez ed ottenuto qualche miglioria: ad esempio, il grande organo collocato nella parete di fondo del presbiterio.  Ultimati i lavori, seguì una solenne reinaugurazione che coincise col 16' centenario della morte di S. Lucifero.

Oggigiorno, la chiesa è sede di una delle parrocchie più importanti della città; ad essa fa capo una comunità costituita da circa 15 mila anime cui si rivolge l'attività pastorale. Si tratta di grossa fetta della città che, cresciuta in tutte le direzioni, ha letteralmente inghiottito il S. Lucifero.  Per questo, la chiesa sembra più piccola; in realtà, è vasta, luminosa ed offre un piacevole colpo d'occhio.  La struttura è a croce latina con un'unica navata dove si aprono tre cappelle per lato, cupola su base ottagonale e volta a botte sotto la quale si sviluppa una ricca cornice a dentelli.  Il prospetto che guarda sul retro del parco delle Rimembranze, si presenta estremamente semplice ed ha la forma d'un rettangolo in verticale tagliato da una cornice orizzontale.  Nella parte superiore, un rosone e due finestre laterali; in basso, il bel portale fiancheggiato da antiche colonne con capitello e sormontato da un timpano spezzato che racchiude lo stemma di Cagliari sabauda e nei cui bracci si trovano due cani in pietra (simbolo dei Domenicani).  Nel lato sulla piazza S. Cosimo si apre un ingresso secondario sopra il quale si notano altri due cani in pietra e lo stemma di Cagliari aragonese con le caratteristiche “barras”.

L’interno appare ampio ed armonioso e racchiude molteplici motivi d'interesse, a cominciare dal presbiterio dove spiccano l'argenteo sfavillio delle canne dell'organo, la policromia degli “azuleios” (elementi decorativi spagnoleschi) presenti nell'alzata della scala d'accesso allo stesso presbiterio e la grazia della leggera balaustrata in sottili legni torniti poggiante sul dorso di due leoni (anch'essi in legno) che stanno a fianco dei primi due gradini.  Le pareti del coro sono ornate da due grandi dipinti.  In quello di destra, compaiono la Madonna del Rosario tra angeli e nuvole, con ai lati S, Lucifero e S. Domenico, ed i cinque consiglieri civici che sovraintesero alla costruzione della chiesa.  Il quadro di sinistra raffigura, invece, S. Lussorio, in divisa da ufficiale romano, ed i santi Cesello e Camerino.  Un tempo, questo dipinto era collocato nel transetto sinistro, il luogo della chiesa più vicino al vano sotterraneo dove fu scoperta la tomba di quei santi; attualmente, il transetto sinistro risulta occupato dall'altare del Santissimo Sacramento, dove si ammirano un artistico crocifisso ed un quadro di S. Narciso, e dalla tomba di don Mosè.  Nel transetto destro campeggiano, invece, il grande altare barocco della Madonna del Rimedio e la statua del Lonis cui abbiamo già accennato. Nelle cappelle si trovano altre interessanti opere d'arte tra cui la statua giacente di S. Lucifero, eseguita in marmo nel 1600, le tele con le immagini dello stesso santo in abiti pontificali, S. Eusebio e S. Fulgenzio di Ruspe e la riproduzione di due miracoli di S. Girolamo Emiliani.  Nella sacristia, notevole una statua in marmo della Madonna col Bambino.

Insomma, una chiesa che ben si inserisce nell'ordito urbano di Cagliari e caratterizza il rione, sicuramente degna d'attenzione anche per il corredo storico che parte addirittura dai primi tempi della cristianita’ a Cagliari.  Non bisogna, infatti, dimenticare che, del S. Lucifero, fanno parte integrante i quattro vani sotterranei riscoperti all'epoca della ricerca delle reliquie.  Come sappiamo, Giovanni Battista Perez volle salvarli inserendoli nella nuova chiesa: ma, da allora, poco alla volta, caddero nell'oblio e, addirittura, si perse la nozione della loro originaria funzione. Chiesa emergente ed ambienti sotterranei costituiranno un tutt'uno e si presenteranno ai nostri occhi come un affascinante capitolo della storia cittadina.

 

 

 

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