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"Le Ceramiche"

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Cagliari .. storia, eventi, curiosita' ed altro

 

 

L'Ospedale di S. Antonio, ai limiti tra la Marina e Castello, non era seganlato con il noto simbolo intrenazionale ma era conosciutissimo dai cagliaritani. In esso vi giungevano quanti non erano in grado di sostenere l'onorario di uno dei quattro o cinque medici della citta'.

Benche' le ricerche d'archivio non abbiano consentito di conoscere la data della sua istituzione, si sa con certezza che, verso la meta' del Quattrocento, esisteva gia' un ospedale affidato ai Cavalieri di S. Antonio di Vienna. Nel 1534 i consiglieri comunali inviarono una petizione al pontefice per lamentare come, nonostante la regolare corresponsione di contributi pubblici, i rappresentanti di quell'Ordine cercassero di limitare con ogni mezzo i controlli municipali sulle condizioni dell'ospedale e sulla corretta utilizzazioni dei fondi. Quella ed altre istanze dello stesso tenore furono attentamente vagliate dal Papa Clemente VII il quale, in data 31 luglio di quello stesso anno, autorizzo' il passaggio della gestione ospedaliera direttamente alle autorita' comunali, segui' subito dopo una disposizione del vicere' Antonio Folch de Cardona che rendeva operante la nuova gestione.

L'ospedale era articolato in tre sezioni di ricoverati, una per gli uomini, una per le donne ed una mista per i venerei, ed ospitava anche alcuni pazienti affetti da malatie croniche e dementi, tutti affidati, secondo le precise norme dettate dalla municipalita', ad un chirurgo fisso ed ai quattro medici che esercitavano in citta' e dovevano prestare la loro opera, modestamente compensata, in turni di tre mesi ciascuno; la pulizia e le prestazioni infermieristiche ricadevano, invece, per la maggior parte, sui detenuti comuni o dell'Inquisizione, questi ultimi in genere religiosi, ai quali la pena del carcere era stata, appunto, commutata in servizio gratuito presso quell'istituto sanitario.

Allo stesso ospedale competeva, infine, l'assistenza dei bambini di genitori ignoti che venivano lasciati di notte, nella cosidetta "ruota", uno speciale piano girevole sistemato all'ingresso; dopo la prima assistenza, questi bambini venivano affidati a nutrici che ricevevano un compenso mensile. Siccome i ricoveri erano totalmente gratuiti e si doveva far conto sugli stanziamenti comunali, sulle elmosine e lasciti dei benefattori, non meraviglia che le entrate fossero minori delle effettive spese di gestione. Dopo diverso tempo di inefficienze l'amministrazione comunale decise di affidarsi alle prestazioni dei Fatebenefratelli, Ordine che in quel momento era ritenuto il piu' qualificato. Il comune di Cagliari, dopo una serie di dibattiti decise di affidare la trattativa con l'Ordine al Dr. Francesco Gallo. Il Comune si impegnava a provvedere agli alloggi dei religiosi, a versare cinquanta scudi l'anno per il vestiario dei frati al rinnovo e manutenzione dei letti, il vitto dei ricoverati e del personale addetto, come pure pagare il medico, il chirurgo e il barbiere, i religiosi s'impeganvano a ricevere ed assistere gli ammalati destinandovi tutto il personale che, a giudizio dell'amministrazione civica, si rendesse necessario.

 

 

 

L'arrivo dei Fatebenefratelli ebbe come conseguenza un'effettiva e radicale modifica della conduzione e delle strutture, i posti furono portati a cento dai trenta originari e si incomincio' ad accogliere malati per i quali si corrispondeva una retta. E' il caso del Gremio dei Santelmari, ricca e potente corporazione dei lavoratori portuali che, tramite un'apposita convenzione potevano contare su una camera con due letti completamente arredata.

In epoca sabauda nacquero diversi problemi che influenzarono negativamente la gestione della struttura sanitaria cosicche', due interessanti progetti, presentati nel 1773 dall'architetto Giuseppe Viana, che prevedevano l'ingrandimento dell'ospedale finirono per essere fortemente ridimensionati. Nonostante tale sforzo di rinnovamento, i sempre crescenti bisogni della citta' in rapida estensione mostrarono come fosse necessario trovare altre soluzioni fuori del vecchio ospedale. Soltanto nel 1841 le autorita' si pronunciarono definitivamente in merito, disponendo che la nuova struttura dovesse sorgere  lontano dal centro cittadino. Venne scelta la zona di Palabanda, tra il nascente Orto Botanico e la via del Monte ed il progetto all'architetto cagliaritano Gaetano Cima che gratuitamente ne curo' lo studio.

La prima pietra fu posta nel novembre del 1844 e, nel 1848 con l'utilizzazione dei primi due bracci appena ultimati, ebbe inizio il trasferimento degli ammalati dal vecchio ospedale di S. Antonio a quello nuovo di S. Giovanni di Dio. La contrada Costa, ora via Manno, cambio' pian piano fisionomia dando spazio a quella che ancora oggi e' il centro commerciale della citta', abbandonando il ricordo di storie raccapriccianti di dolorisissime amputazioni, di infelici ricoperti da piaghe, di quella impressionante e misteriosa forma di eutanasia che la fantasia popolare chiamava su bror'e mesunotti.

 

 

 

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