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"Le Ceramiche"

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Cagliari ..un tuffo nel passato

 

 

<<E’ morto il Re!  Questa la nota dolorosa che corre oggi in Terranova sulle labbra di tutti. E’ morto il Re!  La campana annuncia la sciagura coi suoi funebri rintocchi, e vecchi e giovani versano una lacrima in memoria del defunto monarca.  Egli morì in piedi come un antico imperatore romano.>>

 

Comincia con queste accorate parole, un articolo apparso l'8 giugno 1886, nella prima pagina del quotidiano di Sassari "La Sardegna " e che occupa, quasi per intero tre delle sue quattro colonne.

Non era morto il re d'Italia, non era morto il re di Inghilterra e neppure quello del Portogallo.  Il sovrano deceduto era più semplicemente il re di Tavolara.  Paolo Bertoleoni, noto come Paolo I monarca, più discusso che indiscusso, di quell'isola stupenda, e per molti versi misteriosa, che è per l'appunto Tavolara.

Ma chi era Paolo Bertoleoni?  E perché re di un'isola che, sebbene separata da 4 miglia di mare, faceva pur sempre parte del Regno di Sardegna?  Com'era possibile?

Su questa possibilità o impossibilità si discusso a lungo; giornali di tutto il mondo ne hanno scritto in passato e continuano a scriverne in bene e in male.  Di Paolo I e del suo regno di Tavolara si sono interessati, a vario titolo, La Marmora, Valery, Bellieni, De Felice, Furreddu, Maxia, Lilliu, Pintor, Segre, Spano, Tola, ecc..

Paolo Bertoleoni, dunque.  Se non ci fossero articoli e testimonianze di figli e nipoti, e se nel cimitero di Tavolara non ci fosse quella tomba sovrastata da una rudimentale corona a cinque punte simile ad un comignolo, si potrebbe supporre che Paolo non sia mai esistito ed il suo sia soltanto un personaggio da favola.  Ma la tomba è là, nel piccolo cimitero all'estremo sud dell'isola, battuto dal vento che impedisce la crescita di piante non spontanee.  Il sepolcro di Paolo I è al centro e intorno, col passare del tempo, son cresciute le tombe dei discendenti, compresa quella del nipote Paolo II morto nel 1962 e... ultimo re dell'isola.

Si è, invece, perduta traccia della tomba di Giuseppe Bertoleoni, padre di Paolo, che fu il primo abitante di Tavolara dove si stabilì nel 1807.  Giuseppe è il personaggio chiave di questa vicenda e fu lui e non Paolo, come molti hanno scritto, il primo re.

Alberto La Marmora nel suo "Itinerario dell'isola di Sardegna" edito a Torino nel 1860, non ha dubbi: parla del 'famoso Giuseppino, della Maddalena". «Quest'uomo - scrive La Marmora - morto era son pochi anni, avendo avuto dei contrasti colla giustizia per motivi di bigamia, prese il partito di lasciare una delle sue mogli (ch'erano sorelle) nell'isolotto di S. Maria di cui egli s'impossessò, e l'altra nell'isola di Tavolara che riguardava parimente come sua proprietà, e così le visitava a turno; e per ciò fu chiamato il re di Tavolara: così pure lo chiamava compiacendosene, il fu re Carlo Alberto, quando fece l'ultima corsa in Sardegna.  Giuseppino allora gli fu molto utile, specialmente per la caccia alle capre che vi fece il figlio del re, il fu duca di Genova.» Questo scrive La Marmora nel 1860 e nel 1868, quando il libro viene tradotto in italiano, lo Spano annota a piè pagina: «Ora vi stanno i figli e i nipoti, ed il Bertoleoni conserva sempre il titolo di Re di Tavolara. Sebbene la roccia sia nuda, pure ai piedi è coltivata dal proprietario, e vi ha una bella tenuta con casa e tanca, ne vi manca l'acqua potabile in due fontane». Il Valery, che pubblicò il suo "Viaggio regna e Corsica " nel 1837, parlando di Tavolara dice: «essa fu in un certo modo offerta dal re di Sardegna ad un pastore corso sovrano generato da quest'isola, il solo essere umano che, con la sua famiglia, abita questo deserto.  Questo pastore re, che ha per sudditi le sue pecore e le capre della montagna, porta il titolo onorifico di intendente di Sanità dell'arcipelago vicino.  Coltiva il grano sulle coste della sua isola, e gode certa agiatezza».

Il Valery non fa nomi ma la data in cui il libro fu stampato indica chiaramente che lo scrittore francese si riferisce a Giuseppe o meglio Giuseppino come lo chiama La Marmora.

I due autori fanno, dunque, intendere che il primo re fu Giuseppino.  Ma in che modo lo divenne?

Stando alle parole del La Marmora sarebbe stato l'indubbio fascino del personaggio, con quel suo viaggiare da un'isola all'altra e da una moglie all'altra, a farne un mito per la gente che, ad un certo punto, comincio’ a chiamarlo re di Tavolara.  Successivamente Carlo Alberto, conosciutolo, avrebbe approvato l'attribuzione del titolo “compiacendosene”.

La leggenda tramandata dai racconti dei discendenti dà una versione simile e forse affascinante ma che, comunque, non cambia la sostanza.

Giuseppe Bertoleoni, di origine corsa, vive a La Maddalena. E’ un bell'uomo, alto quasi due metri, magro, robusto e forte.  Possiede greggi e si sposta in continuazione nell’arcipelago maddalenino.  Prende possesso di alcune isole: S. Maria, Sconfitti e, poi, spingendosi più lontano, Tavolara.  Pastore, ma anche marinaio. Piace alle donne e si procura le prime inimicizie proprio per questo.  Gli dicono di mettere la testa a posto, di sposarsi.  E lui capitola e si sposa.  Ma quasi subito, in qualche modo, sposa anche la sorella della moglie. E’ scandalo e lo sarebbe anche oggi, la giustizia lo cerca.  Giuseppino non si spaventa.  Ha le sue isole e pone rimedio alla giustizia e al cuore.  Una moglie a Tavolara, l'altra a S. Maria.  Precedentemente aveva portato sementi e armenti nelle due isole; il pane era assicurato ed anche il companatico.  Siamo nel 1807.

Per un certo periodo fa la spola, ma cinquanta miglia in barca a vela, specie quando il mare è brutto, non sono uno scherzo anche per un uomo forte come lui.  Intanto a Tavolara la famiglia cresce; Giuseppino

rallenta il ritmo, si ferma sempre di più.  L'isola è ricca di selvaggina, le greggi rendono bene con buoni pascoli, ci sono cave di calce, il pesce è abbondante, la casetta viene ingrandita.  Anche la sua fama cresce a tal punto da giungere alle orecchie di Carlo Alberto che un giorno del 1836 si reca a Tavolara accompagnato dal figlio, il duca di Genova, e da numerosi ufficiali.  Vuol conoscere Giuseppino, vuol vedere le capre dai denti d'oro che, secondo il Valery, avevano «i mustacchi dorati».  Molto più semplicemente, la doratura trova origine dalle piante dell'isola di cui quegli animali si cibavano.

Carlo Alberto e Giuseppino simpatizzano, il duca di Genova è affascinato da questo gigante forte come un toro che ha la battuta pronta e tratta il re con deferenza, ma senza i salamelecchi dei cortigiani.  Paolo, figlio di Giuseppino, ha 24 anni. E’ l'immagine del padre, forte come lui, bello altrettanto e altrettanto intelligente.  Re e principe fanno buona caccia, sono entusiasti; Carlo Alberto si diverte.  Quando parte vuole dimostrare la sua riconoscenza; regala a Giuseppe il suo orologio d'oro e più o meno gli dice cosi’: <<Tu qui sei il re di quest'isola; d'ora in poi lo sarai a tutti gli effetti ! >> Uno scherzo? Certamente.

Anche un sovrano schivo come Carlo Alberto talvolta si abbandona alla celia!  Qualche giorno dopo, così si apprende dalla tradizione orale, nell'isola arriverà una pergamena in cui si attesta che Giuseppino Bertoleoni viene nominato... re di Tavolara.  Purtroppo la preziosa carta non è stata mai trovata.

L'attestato di Carlo Alberto è solo qualcosa di più.

Chi, invece, alla cosa diede peso fu Paolo. Quando il padre morì si preoccupo’ di scrivere a Carlo Alberto per farsi mandare un altro attestato e, ottenutolo (Giuseppino, pare avesse perso la prima pergamena), fece le cose in grande.  Disegnò una corona sulla facciata della casa e si procuro’ una bandiera con tanto di corona.  Nonostante il passare del tempo, le intemperie, le “esercitazioni” dei tantissimi cacciatori che vi hanno scaricato centinaia di pallini, la corona è ancora ben visibile sulla facciata di casa Bertoleoni.

I giornali divulgarono la storia e la notizia della fondazione del regno di Tavolara fece il giro del mondo.  Paolo I stava al gioco, anzi lo conduceva allacciando rapporti con le più alte personalità dell'epoca e facendosi stimare.  Tavolara divenne mèta di visite importanti e, come riporta il "Gazzettino Sardo" nell'aprile del 1881, il Sindaco e la Giunta comunale di Sassari, durante un viaggio di tre giorni in Gallura per festeggiare l'apertura del tronco ferroviario Monti-Terranova, l'attuale Olbia, si recarono da Paolo I. Ecco quanto scrive in proposito il "Gazzettino": «Giornata seconda. Alle 7 del mattino partenza sul vaporino "Martino-Tamponi" per il golfo degli Aranci e per l'isolotto di Tavolara.

Alle 12 pranzo al Faro: molto appetito e molto buon umore.  E poi a fare visita al re di Tavolara, cioè a dire il padrone dell'isola, che dopo aver sostenuto una lunga lite col demanio riuscì ad essere proclamato, anche giudiziariamente, "Domino Assoluto" dell'isola abitata dalla sua famiglia, composta da 47 persone (figli, figlie, generi, nipoti e pronipoti) e dalla sua greggia, composta di vacche e pecore.  Il nostro vaporino era tutto imbandierato, e arrivati appiè dell'isola non mancammo di fare le salve d'onore sparando tre colpi col nostro piccolo cannone.  Il re rispose colle schioppettate, e ci venne incontro dopo aver issato la bandiera della sua Nazione (campo bianco con scudo rosso e una stella nel mezzo, sormontati da una corona).

Il re (colla reale famiglia) ci fu largo di gentilezze e ci offrì del buon vino; poi ci condusse sotto un colossale carrubo, (che esiste ancora, ndr) veramente stupendo, dove ci ricordò che il re Carlo Alberto lo aveva proclamato Re di Tavolara.

 

 La tomba del re di Tavolara Paolo II

 

Si lasciò l'isola salutati dalle schioppettate di S.M. e reale familia; e noi ricambiammo il saluto coi soliti tre colpi di cannone».

Si tratta, come si vede, di una cronaca dettagliata e, almeno in questo caso, non di fantasie giornalistiche.  Paolo I "riceveva" ed in molti andavano a trovarlo.  Scrive al riguardo "La Sardegna": «Superbo dei vincoli fraterni che univanlo a Carlo Alberto, vantò pure l'amicizia di Vittorio Emanuele; pianse il primo come un famigliare e quando morì il secondo tinse la facciata della sua regia in nero, rimanendo inconsolabile per molti mesi.  A parte poi i legami che lo strinsero ai potenti, onorò di sua amicizia il benemerito Alberto La Marmora, i ministri del vecchio Piemonte, alcuni generali di quel tempo, e l'archeologo Spano; e questi ultimi anni invitò alla sua regia e trattò famigliarmente coll'illustre prof.  Bottini, col conte Brandelli di Torino, con Carlo Brandreth di Londra, col pittore Romero, col comm. Lucio Fiorentini, e con molti altri; l'anno scorso trattenne ospite per tanti giorni lo scienziato D.J. G. Forsyth Mayor».

L'attento, scrupoloso ed addolorato cronista de "La Sardegna ", forse per la fretta, dimentica un altro personaggio importante con cui Paolo I ebbe familiarità: Giuseppe Garibaldi.

Paolo I ebbe anche qualche grattacapo. Fu quando si appropriò di alcuni sacchi di riso caduti in mare da una nave naufragata nelle acque di Tavolara e che galleggiavano vicino alla spiaggia; venne denunciato e, incredibilmente, condannato a qualche anno di carcere.  Più che il buon senso prevalse l'intervento dei reali d'Italia e Paolo I non scontò neppure un giorno di prigione.  Ma l'episodio è sintomatico del clima che si scatenò intorno a lui.

Non mancarono le ironie.  Specie quelle dei giornali.  L "'Illustrazione Italiana" in un articolo del 1896, firmato G. Fumagalli, è prodiga di commenti umoristici, insiste molto sull'investitura definendola burla di Carlo Alberto e, soprattutto, si sofferma sulle condizioni economiche del Bertoleoni che «viveva in una capanna di frasche» e sulla cui porta, dopo la "proclamazione", «si affrettò a sgorbiare con saponaria gialla, una corona, simbolo visibile della sua novella dignità».  Capanna?  Evidentemente l'articolista dell"'Illustrazione", peraltro ben documentato, non era mai andato a Tavolara. La corona dopo 150 anni è ancora ben visibile e la casa, anche se abbandonata da moltissimi anni, è ancora in piedi e solida.  Altra inesattezza dell"'Illustrazione" è la data di morte di Paolo che avviene nel 1886 e non nel 1882 come testimonia, più che la lapide, l'articolo pubblicato da "La Sardegna " e di cui abbiamo detto in apertura.

Che la fantasia galoppasse non v'è alcun dubbio, tanto che, dopo la morte di Paolo I, nasce dal nulla la notizia che a Tavolara è stata creata una repubblica.  La riportano alcuni giornali francesi.

E, come si legge nel citato articolo de "L'Illustrazione", «a Terranova piovono lettere da ogni parte non solo d'Italia, ma del mondo, di persone che chiedono informazioni, disegni, fotografie e qualcos'altro ancora.  Un tale da Budapest implora la grazia di essere nominato console di Tavolara in Ungheria; un altro chiede i francobolli del nuovo Stato, un altro ancora si offre di scrivere la storia documentata della nuova Repubblica. Ma la più amena di tutte è la lettera del New York Sunday World. «A sua Eccellenza il Presidente della Repubblica Tavolara.  Eccellenza, il New York Sunday World, il più grande giornale che si stampi, in lingua inglese, ha inteso notizia della vostra piccola ma ben governata Repubblica. Il World desidera di dare ai suoi lettori negli Stati Uniti tutta la storia della loro sorella repubblica di oltre mare. Il World sarebbe ben onorato se voi voleste mandargli nella busta qui acclusa la storia particolareggiata del vostro paese, i vostri metodi di governo e tutto quello che può parervi interessante da sapere a proposito della vostra isola, dei vostri usi e costumi etc.. Se poteste mandare anche le fotografie di voi medesimo, del vostro Consiglio di Stato, della vostra isola sarebbero assai gradite".  Seguono saluti, ecc. ecc.».

Ma mentre si parla di repubblica nel 1896 la ormai vecchia regina Vittoria d'Inghilterra, che colleziona le fotografie di tutti i regnanti del mondo, avendo saputo del regno di Tavolara, ordina al comandante della nave "Vulcan ", in navigazione nel Mediterraneo, di recarsi nell'isola e fotografare la famiglia reale.. Dopo i preparativi di rito, viene scattata la foto che oggi è in tutte le case dei tavolaresi e si trova anche nel museo di Bukingham Palace a Londra.  Lo ricaviamo da una testimonianza non sospetta: il volume "Grotte della Sardegna", edito nel 1964, di Antonio Furreddu e Carlo Maxia, dove si legge: «Nel salone dove sono riuniti i ritratti di tutti i regnanti della terra, esiste una vecchia fotografia (racchiusa in cornice d'oro della famiglia dei discendenti di Giuseppe Bertoleoni con la scritta "il più piccolo regno del mondo "».

Ora a Tavolara, ma solo d'estate, abitano Tonino e Maddalena Bertoleoni, figli di Paolo II detto Polo, morto nel 1962.  Paolo II, contrariamente al suo predecessore Carlo, ebbe un "rigurgito " regale e nel 1952 nominò il cugino Ernesto Geremia Luogotenente Generale del Regno, scrivendo testualmente: «Noi, Paolo II Bertoleoni, per grazia di Dio Re di Tavolara, nominiamo nostro cugino Ernesto Geremia luogotenente, ecc.. ecc..». A parte questo, Polo lavorò senza fronzoli per la testa e, con l'aiuto di Ernesto Geremia e di un altro cugino, ora scomparso, tentò di avviare una causa civile per riavere quella porzione andata all'incanto negli anni Venti senza che i Bertoleoni potessero parteciparvi.

Ora di questa isola, una montagna rocciosa alta nella punta Cannone 564 metti, lunga 6 km. e larga uno, ai Bertoleoni restano un'ottantina di ettari soltanto.

E questo è l'unico rimpianto di Tonino e Maddalena.  Certo l'aver perso un'isola d'incanto, non può che far rabbia.

La storia di Tavolara è antichissimo.  Si chiamava Hermea Insula, Come mai questo nome?  Ce lo spiega Alfreda Papurello, docente presso l'università di Sassari, nel suo libro "Il profilo geografico di Tavola": «Tale infatti risulta nella coreografia della Sardegna in tempi romani secondo il Tolomeo e nella tavola di Agatomedonte; vi è da supporre quindi che la denominazione derivi da Ermete, antico Mercurio, dio della marcatura e dei mercanti, cui evidentemente l'isola era consacrata».

A Tavolara andarono Cartaginesi, Romani, Arabi che la usarono come base delle loro operazioni belliche.  Nerone nel 100 d. C. costruì una villa per la liberta Atte nella costa olbiense e donò Tavolara alla concubina preferita.

Si vuole, inoltre, che a Tavolara abbia vissuto per un certo tempo il papa Ponziano che era stato condannato “ad metalla” e deportato in Sardegna.  La grotta dei Papa, una delle più famose dell'isola, deriverebbe la denominazione proprio dall'ipotetica permanenza del pontefice.  Poi, una presenza di riguardo.  Nella notte tra il 28 ed il 29 settembre 1815, a causa di una bufera, nell'isola sbarcò Gioaccbino Murat che proveniva dalla Corsica ed alla testa d'un contingente di armati intendeva riconquistare il regno di Napoli.  La sosta durò poche ore, giusto il tempo per passare in rivista gli uomini...

Insomma, il fascino della storia minore (talvolta fondata o affidata alla tradizione) si accompagna alle straordinarie bellezze dell'isola che continua ad esercitare una grande attrazione; anche se non ci sono più le foche monache (gli abitanti le chiamavano "buoi marini"), i mufloni, gli asini dal mantello bianco, i conigli selvatici ed i piccioni e le stesse capre dai denti d'oro sono ridotte al lumicino. Tavolara resta sempre un'isola di sogno e d'estate è una delle mete preferire dai turisti che affollano le coste galluresi.  A trasportarli da Porto San Paolo ci pensano Tonino e Maddalena che hanno istituito, con grosse imbarcazioni, un regolare servizio di trasporto.

Panfili di grande stazza gettano le ancore nella baia di Coda di Fuori, a poche decine di metri da quella che fu la casa reale.  Altri personaggi importanti vi sbarcano: vip della politica, dell'economia, del cinema, dello sport.  Non si sparano i tre colpi di cannone e il re non è più lì ad attenderli salutandoli a schioppettate.  Ma qualcuno va a visitarlo nel piccolo cimitero e sulla tomba di Paolo I ci sono sempre fiori freschi.  Dell'antico reame resta solo il piccolo cimitero e due ristoranti che Tonino e Maddalena hanno costruito sul mare.  Quello di Tonino ha un nome senza pretese "da Tonino ",quello di Maddalena, invece, resta in tema: "La Corona".  

Ma in tutti e due si mangi bene, anzi benissimo, meglio ancora da re..

 

 

 

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